La carezza rappresenta la falsità delle relazioni nella società odierna, dove le carezze perdono il loro senso affettivo ed amicale, diventa imperante e abusato il termine amico, tale da essere usato fin dall’inizio di una conoscenza.
Il mondo ha bisogno di Te
della tua parte migliore
quella materna che risiede
in ognuno di noi nel profondo
dell’anima!
Luca Meineri
IL PROGETTO
Madri è un evento che ho voluto fortemente creare al fine di lanciare un monito, un messaggio forte e attuale in più tappe sul territorio nazionale.
Il percorso espositivo, dalla prima all’ultima opera, vuole portare il visitatore a riflettere sull’attuale condizione dell’umanità, costretta tra guerre, pestilenze e mutamenti climatici mai così pressanti come in questo momento.
Ci troviamo di fronte a uno sconvolgimento accentuato e accelerato anche dal concomitante sviluppo dell’intelligenza artificiale e dall’isolazionismo relazionale dato dal monopolio che i Social stanno esercitando sul modo di comunicare tra individui.
Mai come oggi assistiamo a comportamenti dell’uomo segnati dall’indifferenza di fronte alle tragedie umane, sempre più dilaganti a danno dei più deboli e, in modo particolare, dei bambini.
Il rischio è che si sta perdendo il confine tra il reale e il virtuale, specie nelle giovani generazioni, nasce quindi la necessità di trovare soluzioni che diano una scossa alle coscienze di tutto il genere umano.
In ogni persona, nel proprio animo, è presente quella parte ancestrale più emozionale e sensibile, con un profilo materno, che, se messa in gioco nella relazione con l’altro e con il creato, può fare la differenza nel rendere il nostro pianeta più sostenibile e vivibile di quanto oggi lo sia.
L’essere umano è chiamato a guardare con occhio materno tutto ciò che lo circonda, mettendo così in atto comportamenti partecipativi e virtuosi che abbattano gli steccati egoistici sempre più presenti nella società contemporanea.
Buona visione “Luca Meineri” in arte ZZoTTo71
La figura di Eva appare con delle mani piccole, quasi infantili, vicino il pube a rappresentare il suo atteggiamento pudico nel consumare la vita.
Il tronco evidenzia gli elementi di aria (la vela), dell’acqua (la prua della barca ed il pesce), del fuoco (i tagli giallo ocra su tutta la figura) e di terra (nel volto con uno sguardo duplice, l’occhio di destra proiettato ad un futuro digitale avatariano e quello di sinistra caldo e protettivo intriso di forte umanità come quello di una madre) a testimoniare la necessità che il progresso si espliciti in un futuro a misura di uomo.
Questo bambino ci inonda, con il viso e i suoi occhi, di tutta la sua innocenza e candore tipici dell’essere umano quando nasce e vive i primissimi anni di vita.
Sarà poi l’esempio dell’adulto a far perdere l’innocenza al bambino, man mano che crescerà, così da dissolvere tutta la parte migliore di noi.
Veniamo al mondo in pace e periamo al mondo in guerra.
Foto scattata in Costa d’Avorio nella periferia di Yamoussoukro 1998

I tratti forti del viso che crescono tra la prima e la seconda opera rappresentano gli stadi decadenti della ninfomania a testimonianza del pericolo che sconta l’immagine della donna caratterizzata e invasa sempre più dalla visione pornografica che l’accompagna.

L’opera, dal forte significato, immortala Narciso in alto nell’intento di staccarsi dal cordone ombelicale materno.
Non c’è però la volontà da parte di nessuno dei 2 soggetti a staccarsi l’uno dall’altro, Narciso, seppur adulto, ancora in parte nel suo feto, è nell’atto di sostenere la madre all’attesa di un distacco che sarà inevitabile; lei invece immortala tutto il suo egoismo e possesso verso Narciso, in una posizione ferma ad un presente che non vuole congedarsi dal passato, ed il dito con la mano alzata a chiedere ancora un momento ne conferma la volontà.
Per essere più comprensibile, la differenza sostanziale tra il poeta e il mio misero pensiero è insita nell’applicazione del termine “equilibrio” a se stesso: per farlo avrebbe dovuto avere il dono dello sdoppiamento e poi osservarsi asetticamente. Tra il calabrone e il pavone c’è un equilibrio evidente: se il pavone volasse, sarebbe comunque un animale fuori logica, un uccello extraterrestre; così come, se il calabrone non volasse, sarebbe uno degli insetti più penosi che esistano. Del resto l’universo si regge per forza di equilibrio, e la terra, l’umanità, la fauna e la flora sono sotto la stessa egida. Ecco il punto chiave, l’equazione primordiale dell’esistenza, a tutto tondo: il pessimismo sta all’equilibrio come l’universo sta al suo creatore.
Solo una mente in un corpo sgraziato avrebbe potuto vomitare tutto il meglio del suo intelletto: la bellezza trova equilibrio e si manifesta dal dolore, dalla fatica di esistere, dall’incomprensione del pensiero, dalla follia e dalla consapevolezza del peccato.
L’equilibrio, ancora in altri termini più ampi, è il tutto che riempie il niente, è la luce che permette alla notte di avere un senso, così come è il buio a dare un senso alla luce.
Una vita senza amore, forse Leopardi intuiva, era il prezzo da pagare affinché si determinasse un equilibrio tra le pene patite in vita e la gloria eterna presso i posteri.
Testi di Luca Meineri.
La carezza rappresenta la falsità delle relazioni nella società odierna, dove le carezze perdono il loro senso affettivo ed amicale, diventa imperante e abusato il termine amico, tale da essere usato fin dall’inizio di una conoscenza.

Opera che descrive la confusione di ruoli ed il capovolgimento repentino delle tradizioni che hanno accompagnato per secoli l’uomo nel suo percorso evolutivo, oggi messe in totale discussione. Nel quadro convivono elementi asettici l’uno dall’altro a significare il tema della solitudine sempre più imperante già nelle giovani vite accartocciate sul proprio telefonino o pad unico illuso fedele compagno.
Fuori di testa. Opera sarcastica intesa a delineare ancora la perdita dell’identità di pensiero dell’uomo contemporaneo, qui rappresentata dal passamano di teste, anche con una figura intenta volontariamente a spiccarsi la propria dalle spalle, dal joker ancora presente che si dimena con 2 teste sui vassoi, la sessualità deviata rappresentata nel tocco di un seno da parte del beduino e con il viso della figura grande a destra a significare il proliferare delle classiche teste di cazzo ossia i saccenti dei nostri giorni.
L’immagine è l’autoritratto dell’artista, ci appare con una bocca cucita e un piccolo pertugio indispensabile solo per le esigenze fisiologiche.
Questo volto rappresenta la paura che oggi esiste nel rappresentare il proprio pensiero o posizione, regna la paura del dissentire perché questo può crearci dei problemi o darci un’immagine non gradita ed allineata al branco.
Gli occhi pronti quasi ad esplodere sono dati dal trattenere le proprie idee e dal demoralizzare le coscienze.

Quante persone ogni giorno indossano 1 o più maschere a seconda del contesto e del momento. Sono maschere convenzionali che si adattano a quello che richiede la massa o il gregge.
Maschere che nascondono paure e insicurezze, che coprono con un finto sorriso lavori che non si scelgono in base alle proprie caratteristiche e desiderata, ma per necessità. E allora ecco che serve il ricorso alla psicoanalisi per vivere una vita che è sempre più di corsa senza sapere magari dove si sta andando.
Due figure prorompenti entrano in scena. La prima è il vecchio-giovane, tira lo sciacquone con la mano su un’Europa ridotta a escremento, collocata in basso a destra. La seconda è il nuovo che avanza, con una felicità mascherata e guardinga; i tanti occhi disseminati sulla figura non lasciano dubbi.
C’è però un dettaglio che apre uno spiraglio. La signora bacchettona lancia con lo sguardo giudizi e moniti perbenisti, ma viene sconfessata due volte:
dal vestire di pelle animale e dalla morte che le arriva addosso, silenziosa.
Lei non se ne accorge perché troppo piena del proprio pensiero vano e borioso per guardare altrove.

Arlecchino ulteriore autoritratto, opera accompagnata dal particolare degli occhi… Il soggetto, a prima vista, denota uno sguardo perso nel vuoto, ma avvicinandoci, arrivati in prossimità degli occhi, ci accorgiamo invece che ci sta fissando. Questo significa il dilagante giudizio sommario che si fa dell’altro; ci si ferma alle apparenze, al sentito dire, che diventano così condanna al triste malcapitato, trascurando l’essenza dell’uomo.
DDM (Diligent, Digital, Man). Opera che descrive dal principio alla fine la storia dell’umanità.
Le parti evidenziate aiutano l’osservatore a comprendere la lettura con il Joker in alto (internet) che tira le fische (i dati) all’uomo al centro dell’opera (autoritratto), combattuto tra il presente e il passato (la barca, il correre e le penne a significare l’importanza dello scrivere oggi sostituito e travolto dall’IA).
La natura è dalla parte dell’uomo con i diversi animali presenti nell’opera, uno su tutti, lo scoiattolo, che cerca invano di fermare la bestia pronta ad azzannare al collo l’uomo.
La società si regge su 2 direttrici portanti l’industria bellica (evidenziata dall’obice nell’occhio) e quella farmacologica con l’immagine del bastone avvolto dal serpente) abbiamo evidenziato la deriva della società intrisa di maldicenza con la pesciarola in basso presa nel toccare a mo’ di sberleffo il sedere dello scoiattolo.
In alto troviamo una scimmia che tappa in sommità del cappello e blocca ogni possibilità di uscita dell’uomo per evitare la fine del suo corso su questa terra.
Ma la vita va avanti salvando solo il genere femminile perché è procreatore di vita.
È l’uomo, il maschio, quello che perisce per sempre e paga le conseguenze di una condotta disumana volta a rinnegare se stesso con il seme della superbia e della belligeranza.
Nasce un nuovo ciclo dove la donna carica su di sé i peccati dell’umanità, insieme ancora una volta a Cristo così, la si immortala crocefissa ai piedi di Gesù. Nasce una nuova era, quella dei Semidei, un forte richiamo questo alla mitologia classico greco romana.
L’opera Inferno e le sue parti, esposte accanto al Soggetto principale, raccontano e descrivono con le parole del sommo Dante 3 elementi della Divina Commedia:
2) la figura di Caronte.
3) La lussuria attraverso la testa del maiale.
4) Belzebù, che, per vederlo, bisogna osservare l’opera al contrario, elemento che sottolinea maggiormente l’imprevedibilità subdola del male.

Questa opera realizzata con sputi è l’immagine di uno dei più grossi cancri sociali che sono in auge nella società contemporanea, ossia la diffusione imperante della droga, e nello specifico della cocaina.
Se il secolo scorso era stato caratterizzato dalla diffusione degli oppiacei e dal largo consumo dell’eroina, questo XXI secolo vede Mamma Coca prevalere invece nel consumo di droga, tanto che la domanda è arrivata a essere così alta da far subentrare, accanto alla lavorazione tradizionale, una produzione prevalentemente in laboratorio, con un prodotto sintetico e non più frutto della lavorazione tramite le foglie di coca.
La cocaina, come ansiogeno, sposa a pennello i ritmi frenetici della vita di oggi, divenendone così una compagna di vita: prima gentile e sorridente, poi spietata e cattiva, tanto da rendere l’individuo suo schiavo.
Questa natura morta risalta in un particolare, quale è l’assenza di movimento, il fermo totale del tempo in un’epoca come quella attuale, frenetica e asfissiante. Il messaggio sottolinea che occorre per il buon vivere fermarsi ogni tanto, tirare il fiato per riflettere sul nostro errare quotidiano.
Opera che riflette la tendenza odierna di buttare la cosiddetta “gettare il bambino e l’acqua sporca” il movimento elastico del Soggetto.
Nel disegno si inseguono e completano 2 figure una intenta a gettare la testa dell’altra simultaneamente così da rimanere sempre nel concetto del dubbio amletico dei nostri tempi.
Rappresentano la forza degli occhi nelle relazioni sociali, oggi che le tendenze digitali portano ad abbassare lo sguardo continuamente sui telefonini, chi riesce a tenere fermo e centrale lo sguardo verso il prossimo assume la posizione di leader.

Ecco nascere l’opera Amleto, spesso non si hanno più certezze, purtroppo, e quando è necessario trovarne nella mano dell’altro, nella parola amica la stessa in risposta diviene falsa e cortese.
Senza la fiducia si vive nel sospetto di pensare male sempre e comunque.
E questo logora l’uomo nei rapporti sociali.
Questa foto scattata di notte sulla spiaggia di Sperlonga è originale e significativa.
È stata inserita nel percorso Madri perché vuole ricordare a noi italiani e a tutti gli abitanti dell’Europa che il cristianesimo è nelle nostre radici e ci ha permesso di diventare il continente più evoluto e di riferimento per il mondo intero.
Basta solo questo esempio tra i tanti a rendere chiara la cosa. Senza i monaci che nel Medioevo salvarono e copiarono tutti i testi, le opere e le testimonianze del periodo classico non avremmo avuto il Rinascimento. Rendiamoci conto quindi di quanto sia importante rispettare e salvaguardare la cultura cristiana, e se oggi l’Europa sta perdendo colpi rispetto ad altri paesi del mondo, in parte è dovuto anche al processo di scristianizzazione che stiamo attraversando, che se perpetuato e non fermato non potrà che ritorcersi contro di noi.
Un popolo non può rimanere senza identità.
Le figure della famiglia con le loro forme rotonde, boteriche rappresentano l’opulenza, frutto del consumismo ormai a livelli esasperati.
Le figure sono insieme ma slegate tra loro a testimoniare l’isolazionismo dei componenti stessi. Non c’è più la famiglia ancora presente negli anni ’70 che si riuniva la sera davanti a un unico televisore posto in cucina per guardare la serie tv o che pranzava e cenava insieme in un rituale sacro derivante dalle tradizioni contadine.
Oggi tutto è slegato.
E la famiglia, l’anello più importante della società umana, sta andando in soffitta nel modo in cui la si intendeva fino a ieri.
Credere che un subentrante nuovo modello, migliore di quello della famiglia tradizionale, nato con l’uomo stesso, rischia di essere una pericolosa deriva utopica.
Tre opere, tre soggetti: il Teschio, l’Albero solitario, il Fiore bellicoso.
La natura non è sfondo. È protagonista che prende posizione: la roccia si erge come un monito silenzioso, l’albero resta solo contro il cielo, il fiore porta nel nome stesso una contraddizione. La natura qui dichiara guerra, a modo suo, senza rumore.
L’opera ci regala una donna forte e proiettata oltre con il suo sguardo che spazia nell’eternità… La figura è completa a rappresentare la donna in ogni suo aspetto, troviamo la sensualità dei suoi seni e la sinuosità delle sue forme a segnare l’aspetto della femminilità, la forza ancestrale dettata dal braccio caratteristico della sfinge egiziana e dalla forma della chioma che incastona la delicatezza di un viso con gli occhi che danno a questa donna l’immortalità e un futuro semideico come già raccontato e rappresentato nell’opera DDM.
Grazie